Ed arrivare al punto in cui, guardandoti allo specchio, non ti riconosci più. Non vedere, non sentire, non provare: non si tratta più di paranoie solo costruite per risolvere piacevoli enigmi, si tratta di una realtà che qualcuno ti ha caricato sulle tue spalle, spalle ancora da ragazzo, spalle ancora troppo deboli.
SI prova a resistere, a questo gioco tiranno, con la consapevolezza che se vinci, che se ti abitui, che se accetti, il vincitore non sarai tu: un gioco macabro in cui la vittoria equivale alla più grande sconfitta, il gioco macabro della vittoria fatta del sangue di un'anima assassinata.
E ti accorgi, anche, di come le cose funzionino davvero a questo mondo: servi del denaro, della fama, del potere. Ma sai pure che non è questo quello di cui hai bisogno, e la consapevolezza brucia ancora di più lo spirito che diventa carbone, nero, come il nulla che ti circonda.
Non c'è più tempo nemmeno per provare paura, non c'è più bisogno di sperare in questa gabbia dorata dove ti sei auto-rinchiuso.
Ti ricordi di quel ragazzo che sorrideva? che imparava dai sorrisi altrui? quelli che incontrava per strada?
L'ho visto cinque minuti fa: è debole, sta morendo, ha esalato il suo ultimo grido, il suo ultimo appello di aiuto a chi forse potrebbe esistere, a chi forse potrebbe salvarlo. Non sa più scrivere, non sa più sorridere,lui, povero disilluso, che pensava che la vita sarebbe stata sempre un gioco, un asilo nido in cui giocare per sempre.
L'ho visto andare via, con l'ultima boccata di fumo nata dalle sue labbra, l'ho visto allo specchi a scrutare quei tanti capelli bianchi che prima non c'erano. E mi ha fatto pena, e l'avrei voluto prendere a schiaffi per la sua incapacità di prendermi per mano e trascinarmi in una sfrenata corsa.
Ormai non pensa, ormai non scrive, ormai non prova, ormai non sente, ormai non crede, ormai non ama.
corre, corre, il tic tac diventa isterico e dice che è il momento di muoversi: un messaggio subliminale trasmesso dalla realtà di tutti i giorni ti sta convincendo che poco tempo fa sei morto e adesso sei fatto nuovo, adesso sei fatto uomo. E l'uomo che sto imparando a conoscere, oggi, non ha dimenticato la sua Isola che non c'è, e l'uomo che conosco oggi ha meno paura, o forse anche di più rispetto al ragazzo che gli ha lasciato il posto, ma è adulto e sa come autoconvincersi, ma è adulto e non permette che le occasioni gli passino accanto, sfiorandolo, per poi scappare via e non tornare più indietro.
Ho di nuovo nuove strade che iniziano a diventare mie, ho di nuovo il piacere della scoperta quotidiana qui dove non sai mai quello che può succedere, qui dove trovi tesori quando meno te l'aspetti.
E tutto inizia a prendere forma, adesso tutto è potenzialmente possibile, vedo le tracce di ipotetica reatà che potrebbero diventare la mia vita: voglio iniziare a mettere un ordine tangibile e concreto nella mia vita, voglio iniziare a dire tutto quello che non ho mai detto alle persone più importanti della mia breve ma intensa esistenza.
E se il tic tac da isterico passasse ad essere calmo, lento, e se il tic tac dovesse trasformarsi in silenzio, io potrei anche dire di aver fatto tutto, proprio tutto, anche di più, di quello che volevo fare...potrei chiudere gli occhi con un sorriso in volto, sazio dell'amore che ho raccolto attorno a me, e di quello che ho donato, sinceramente, a questo mondo che tanto amo.
Premessa: questo sarà un post flashante di quelli che piacciono tanto a me, concedetemi di spararmene uno che sono in crisi d'astinenza!
Stasera è stato l'addio ufficiale alla mia estate, domani inizierò il mio stage, da domani avrò un ufficio, un computer e degli incarichi da portare a termine. Io non me ne rendo conto.
Domani suenerà una sveglia, dovrò riabituarmi a quell'orribile musichetta del cellulare che non sentivo da troppo tempo, dovrò riindossare camice e cravatte dopo secoli, però alla fin fine non mi dispiace, ora mi sento pronto. Domani inizierò qualcosa che ho scelto e per cui sono stato scelto, sarà qualcosa di completamente nuovo il chè significa che inizio ad avere concretamente una sorte di "progressione".
E stasera si è festeggiato perchè è ufficialmente terminata l'estate più lunga degli ultimi sei anni della mia vita, un'estate durata forse quanto tutte l'estati di quegli stessi ultimi sei anni.
La mia residenza è così grande che ha un mega tetto su cui si può comodamente stare in tanti: da lì si vedono tutti i grattacieli illuminati del quartiere delle istituzioni che è proprio adiacente al nostro: e proprio i grattacieli mi hanno dato spunto per riflettere, mi hanno accompagnato in questo metaforico passaggio che domani mattina si realizzerà. Li guardavo sovrastare la città, ho immaginato la gente che li popola durante la giornata: tutti uffici, di notte sono vuoti. E ho pensato che domani io sarò uno di loro, il chè mi ha spaventato ma dall'altro eccitato. Ho percepito davvero l'evolversi degli eventi.
E poi mi sono guardato attorno: sono a Bruxelles da soli quattro giorni e ho già invitato una ventina di persone a cena, ho cucinato pasta per tutti, ci si è seduti in cerchio sul tetto, con candele e arghilè alla mela portato dal mio coinquilino egiziano. E anche lì il tempo è tornato indietro, ma mi sono reso conto di non essere lo stesso Leonardo, e mi sono rassegnato che è giusto dare l'oppurtonità anche a chi sono oggi di vivere l'esperienze stupende del passato, tocca anche a lui, tocca anche a me. E ho sorriso mentre ad un certo punto, guardando i grattacieli dal mio tetto, mi è venuta in mente la scena finale di fight club, quando tutto crolla e i due protagonisti si tengono per mano assistendo inermi alla scena.
E come in quel film mi viene da chiedermi "where is my mind?", ma stavolta mi rispondo che non importa, che stavolta è importante vivere.
Mi addormento in quest'estate per risvegliarmi domani nell'autunno... ma ogni stagione è speciale a modo suo, e io sono così preparatamente impreparato ad affrontare quella che sta arrivando che non posso far a meno di andare a dormire, anche stanotte, sereno.