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"Senza dimenticare quello che è stato, ma senza rinunciare a ciò che sarà!"
mercoledì, 25 novembre 2009
Di quando anche i sogni diventarono incubi.

Ed arrivare al punto in cui, guardandoti allo specchio, non ti riconosci più. Non vedere, non sentire, non provare: non si tratta più di paranoie solo costruite per risolvere piacevoli enigmi, si tratta di una realtà che qualcuno ti ha caricato sulle tue spalle, spalle ancora da ragazzo, spalle ancora troppo deboli.

SI prova a resistere, a questo gioco tiranno, con la consapevolezza che se vinci, che se ti abitui, che se accetti, il vincitore non sarai tu: un gioco macabro in cui la vittoria equivale alla più grande sconfitta, il gioco macabro della vittoria fatta del sangue di un'anima assassinata.

E ti accorgi, anche, di come le cose funzionino davvero a questo mondo: servi del denaro, della fama, del potere. Ma sai pure che non è questo quello di cui hai bisogno, e la consapevolezza brucia ancora di più lo spirito che diventa carbone, nero, come il nulla che ti circonda.

Non c'è più tempo nemmeno per provare paura, non c'è più bisogno di sperare in questa gabbia dorata dove ti sei auto-rinchiuso.

Ti ricordi di quel ragazzo che sorrideva? che imparava dai sorrisi altrui? quelli che incontrava per strada?

L'ho visto cinque minuti fa: è debole, sta morendo, ha esalato il suo ultimo grido, il suo ultimo appello di aiuto a chi forse potrebbe esistere, a chi forse potrebbe salvarlo. Non sa più scrivere, non sa più sorridere,lui, povero disilluso, che pensava che la vita sarebbe stata sempre un gioco, un asilo nido in cui giocare per sempre.

L'ho visto andare via, con l'ultima boccata di fumo nata dalle sue labbra, l'ho visto allo specchi a scrutare quei tanti capelli bianchi che prima non c'erano. E mi ha fatto pena, e l'avrei voluto prendere a schiaffi per la sua incapacità di prendermi per mano e trascinarmi in una sfrenata corsa.

Ormai non pensa, ormai non scrive, ormai non prova, ormai non sente, ormai non crede, ormai non ama.

Scritto da: mfp85 alle ore 19:51 | link | commenti | Categoria: bruxelles, what a feeling
lunedì, 09 novembre 2009
PERSO
PERDO!
Scritto da: mfp85 alle ore 13:12 | link | commenti | Categoria:
giovedì, 29 ottobre 2009
Trappole
passano i giorni e io vedo sempre tutto più definito e chiaro attorno a me: sto vivendo una vita meravigliosa da un lato, dall'altro non mi ero ancora reso conto di vivere una vita che non è del tutto mia. Sento il peso delle aspettative altrui, quelle che hanno sempre nutrito nei miei confronti, che inizia a schiacciarmi, per l'ennesima volta: l'entusiasmo iniziale nell'intraprendere una nuova tipologia di vita si accompagna al perenne dubbio che forse, rischiando, potrei raggiungere quello che davvero voglio.
E poi la realtà inizia a pesare anche di più di quelle pretese cucite sulla mia pelle: le strade per raggiungere la meta sono impossibili,  e l'impossibilità è diversa dalla difficoltà: il mio cammino non è mai stato facile ma nulla di impossibile, nulla di non superabile con una buona dose d'impegno e di determinazione mi si è mai presentato davanti.
E da un lato mi sento fallito con quella parte di me che ormai sta morendo, soffocato, per la mancanza di ossigeno derivante dall'anidride carbonica prodotta dalla fabbrica sociale che sforna modelli, status symbol e carriere preconfezionate.
E non vorrei mai arrivare al punto di perdermi del tutto, non vorrei mai lasciare il posto ad un altro uomo che in ufficio ha un divano letto perchè finisce di lavorare all'alba e non ha tempo di tornare a casa da sua moglie e dai suoi figli. E non vorrei rovinarmi week end o feste per una chiamata di un superiore che ti umilia per colpe che non sono tue: che alla fine sei sempre in una catena di montaggio e c'è sempre qualcuno sopra te che ti tratta da pezza da piedi.
E non voglio, non posso, passare il capodanno in ufficio, perchè quest'anno la mia famiglia prende un aereo e cambia stato solo per passare le feste con loro figlio/fratello/nipote ma non potrà essere sempre così.
Forse mi ritrovo di nuovo di fronte ad un grosso bivio, il primo bivio dell'età pseudo-adulta, e io non ho la minima idea di che strada prendere. E resto immobile, con lo stomaco in fiamme e con la voglia sfrenata, per la prima volta della mia vita, di prendere a pugni un muro e di farmi del male.

Poi mi dico che ce la posso fare, mi autoconvinco forse, e riprendo in mano quell'entusiasmo, autentico o finto che sia, che mi fa andare avanti, forse.

A prescindere da tutto Bruxelles è una città ricca di tesori. Sono tornato in Italia dopo 3 mesi, sono solo di passaggio....sarà la mia terra a farmi questo effetto negativo?
Scritto da: mfp85 alle ore 22:27 | link | commenti (1) | Categoria: pensieri e parole, scomunicazioni, what a feeling
domenica, 11 ottobre 2009
Tempus fugit, verba manent...sine senso.

corre, corre, il tic tac diventa isterico e dice che è il momento di muoversi: un messaggio subliminale trasmesso dalla realtà di tutti i giorni ti sta convincendo che poco tempo fa sei morto e adesso sei fatto nuovo, adesso sei fatto uomo. E l'uomo che sto imparando a conoscere, oggi, non ha dimenticato la sua Isola che non c'è, e l'uomo che conosco oggi ha meno paura, o forse anche di più rispetto al ragazzo che gli ha lasciato il posto, ma è adulto e sa come autoconvincersi, ma è adulto e non permette che le occasioni gli passino accanto, sfiorandolo, per poi scappare via e non tornare più indietro.

Ho di nuovo nuove strade che iniziano a diventare mie, ho di nuovo il piacere della scoperta quotidiana qui dove non sai mai quello che può succedere, qui dove trovi tesori quando meno te l'aspetti.

E tutto inizia a prendere forma, adesso tutto è potenzialmente possibile, vedo le tracce di ipotetica reatà che potrebbero diventare la mia vita: voglio iniziare a mettere un ordine tangibile e concreto nella mia vita, voglio iniziare a dire tutto quello che non ho mai detto alle persone più importanti della mia breve ma intensa esistenza.

E se il tic tac da isterico passasse ad essere calmo, lento, e se il tic tac dovesse trasformarsi in silenzio, io potrei anche dire di aver fatto tutto, proprio tutto, anche di più, di quello che volevo fare...potrei chiudere gli occhi con un sorriso in volto, sazio dell'amore che ho raccolto attorno a me, e di quello che ho donato, sinceramente, a questo mondo che tanto amo.

Scritto da: mfp85 alle ore 16:22 | link | commenti | Categoria: pensieri e parole, bruxelles
martedì, 22 settembre 2009
è talmente bello quello che sto vivendo da tre settimane a questa parte che non mi va nemmeno di scriverlo: rischierei di vedere bellissime sensazioni ed emozioni rovinate da parole che non riescono ad esprimerne l'essenza....i'm so sorry to be so happy!
Scritto da: mfp85 alle ore 22:43 | link | commenti (1) | Categoria: bruxelles
lunedì, 07 settembre 2009
Di estati che finiscono, tetti e grattacieli.

Premessa: questo sarà un post flashante di quelli che piacciono tanto a me, concedetemi di spararmene uno che sono in crisi d'astinenza!

 

Stasera è stato l'addio ufficiale alla mia estate, domani inizierò il mio stage, da domani avrò un ufficio, un computer e degli incarichi da portare a termine. Io non me ne rendo conto.

Domani suenerà una sveglia, dovrò riabituarmi a quell'orribile musichetta del cellulare che non sentivo da troppo tempo, dovrò riindossare camice e cravatte dopo secoli, però alla fin fine non mi dispiace, ora mi sento pronto. Domani inizierò qualcosa che ho scelto e per cui sono stato scelto, sarà qualcosa di completamente nuovo il chè significa che inizio ad avere concretamente una sorte di "progressione".

E stasera si è festeggiato perchè è ufficialmente terminata l'estate più lunga degli ultimi sei anni della mia vita, un'estate durata forse quanto tutte l'estati di quegli stessi ultimi sei anni.

La mia residenza è così grande che ha un mega tetto su cui si può comodamente stare in tanti: da lì si vedono tutti i grattacieli illuminati del quartiere delle istituzioni che è proprio adiacente al nostro: e proprio i grattacieli mi hanno dato spunto per riflettere, mi hanno accompagnato in questo metaforico passaggio che domani mattina si realizzerà. Li guardavo sovrastare la città, ho immaginato la gente che li popola durante la giornata: tutti uffici, di notte sono vuoti. E ho pensato che domani io sarò uno di loro, il chè mi ha spaventato ma dall'altro eccitato. Ho percepito davvero l'evolversi degli eventi.

E poi mi sono guardato attorno: sono a Bruxelles da soli quattro giorni e ho già invitato una ventina di persone a cena, ho cucinato pasta per tutti, ci si è seduti in cerchio sul tetto, con candele e arghilè alla mela portato dal mio coinquilino egiziano. E anche lì il tempo è tornato indietro, ma mi sono reso conto di non essere lo stesso Leonardo, e mi sono rassegnato che è giusto dare l'oppurtonità anche a chi sono oggi di vivere l'esperienze stupende del passato, tocca anche a lui, tocca anche a me. E ho sorriso mentre ad un certo punto, guardando i grattacieli dal mio tetto, mi è venuta in mente la scena finale di fight club, quando tutto crolla e i due protagonisti si tengono per mano assistendo inermi alla scena.

 E come in quel film mi viene da chiedermi "where is my mind?", ma stavolta mi rispondo che non importa, che stavolta è importante vivere.

Mi addormento in quest'estate per risvegliarmi domani nell'autunno... ma ogni stagione è speciale a modo suo, e io sono così preparatamente impreparato ad affrontare quella che sta arrivando che non posso far a meno di andare a dormire, anche stanotte, sereno.

Scritto da: mfp85 alle ore 00:05 | link | commenti (5) | Categoria: bruxelles